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82 Chi l’ha detto? [298-301]

ossia il lauro. Se poi innanzi ai tuoi occhi si stende ampia distesa di campi verdeggianti, di prati, ricordati che

298.       Il divino del pian silenzio verde.

è la fine del sonetto di Giosuè Carducci, Il bove (nelle Nuove poesie):

E del grave occhio glauco entro l’austera
Dolcezza si rispecchia ampio e quïeto
Il divino del pian silenzio verde.

Le prime stampe (come Il Mare, periodico letterario di Livorno, dir. dal Chiarini, anno I, vol. I, fasc. 3º, dicembre 1872, dove il sonetto è pubblicato forse per la prima volta, la prima ediz. delle Nuove poesie del 1873 ecc.) hanno dei pian: nella ediz. Zanichelliana delle Poesie il Poeta cambiò in del pian.

È pure in questo sonetto che il Carducci chiama pio il bove (T’amo o pio bove ecc.) che paziente e laborioso apre i solchi della feconda terra, e dà vita ai campi, dove non mancherà occasione di osservare con Dante:

299.   Guarda il calor del sol che si fa vino
Giunto all’umor che della vite cola.

o di ricordare, vedendo al mattino le fronde umide della benefica rugiada, i versi del Manzoni:

300.         Come rugiada al cespite
          Dell’erba inaridita,
          Fresca negli arsi calami
          Fa rifluir la vita.

Certo li ricordava Ernani nella sua romanza del dramma lirico omonimo, parole di F. M. Piave, musica di G. Verdi (atto I, sc. 2), la quale comincia:

301.       Come rugiada al cespite
       D’un appassito fiore.