Pagina:De Blasis - Leonardo da Vinci, 1872.djvu/63

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disfacente della sua. Scoprì appresso che la scintillazione delle stelle non era nelle stelle medesime, e che la luce cenericcia della luna procedeva dalla riflessione della terra; scoperta che due secoli dopo venne attribuita a Keplero. Pensò ancora, il calore del sole causare l’elevazione dell’acqua del mare sotto l’equatore, e che il suo movimento sia circolare; principio che Halleyo applicò a movimenti dell’atmosfera per ispiegare i fenomeni dei venti alisei1. Il Musschenbrock e gli altri fisici posteriori non attribuivano all’aria altra influenza sulla fiamma che quella di comprimere il calorico su le materie che bruciano, e di spazzarne le ceneri; oggi la chimica ha provato ciò che Leonardo avea già penetrato e commesso alla penna, e che il Majou e l’Hook avevano solo sospettato sul finire del secolo XVII2

La spiegazione del lume, secondario, della luna che fu creduta dell’alemanno Mostlin, non era frutto della mente di Leonardo fiorito un secolo prima?3

La formazione del così detto color bianco, non vien pure ascritta a Leonardo?4.

E non aveva egli scorta, benchè in confuso, la possibilità d’un artificio adattato a correggere la diminuzione dell’immagine negli oggetti lontani, e non aveva un’idea, comecchè imperfetta, della camera ottica? Nella statica vide la teoria della leva obliqua e del piano inclinato, ed il principio generale delle celerità virtuali; nell’idraulica le cause che fanno variare la quantità d’acqua uscente da un canale per una data apertura. Bello ed ardito ritrovamento doveva essere quello con cui assicurava di poter sollevare in Firenze il tempio di S. Giovanni e sottomettervi le scale senzachè patisse danno alcuno. Nell’architettura militare molto seppe, e quindi veggonsi ne’ suoi disegni tutte sorta di fortificazioni anche de’ tempi posteriori, il che lo mostra ingegnere a que’ dì superiore ad ogni altro. I bastioni di Verona costrutti dal Sammicheli, morto Leonardo, non sono dissimili alle figure disegnate dal Vinci, il quale perciò è da reputarsene il vero in-

  1. Essai sur les ouvrages phisico-mathimatiques de Léonard de Vinci arec des fragmens tirès des manuscrits apportès de l’Italie lu à la première classe de l’Institut national, etc., par J. B Venturi (di Reggio), à Paris chez Ouport, an V 1797 — Corniani, Secoli, etc, v. p. 229.
  2. V.Contin. alla Bibl. del Tirab. vol 3; Reggio, tip. Torregiani, 1834. Vita di G. B. Venturi scritta dal ch. Gio de Brunhoff, pag. 231.
  3. Guglielmo G. B., Elogio di Leonardo Pisano p. 205, Nota (ecc.). Bol., per Giuseppe Lucchesini, 1813 — Venturi. Essai, ecc (come sopra).
  4. (4) Monti, Discorso, Del debito di onorare i primi scrittori del vero. Mil., tip. Sonzogno, 1802, p. 21.