Vai al contenuto

Pagina:De Sanctis, Francesco – La poesia cavalleresca e scritti vari, 1954 – BEIC 1801106.djvu/348

Da Wikisource.

recensioni e frammenti 343


Per buona sorte la scrittura del Croce, minuta e niente affatto calligrafica, si distingue sempre da quella del manoscritto, anche per il colore dell’inchiostro, sicché è stato possibile identificare la lezione originale, anche quando era molto sopraffatta dagli interventi crociani. Questo per la parte materiale; dopo il Croce non si sono avuti altri interventi sul manoscritto, essendo questo diventato di proprietá pubblica. Quanto ai criteri che il Croce segui nella pubblicazione, egli stesso ci avverte nella premessa alla detta edizione che intervenne con correzioni di forma «per rendere leggibile lo scritto, lá dove gli appunti erano eccessivamente rapidi e smozzicati» (op. cit., I, p. 247).

Ora, senza che qui si voglia fare un confronto continuo fra l’originale e l’edizione crociana, dal nostro esame del manoscritto in nessun luogo l’intervento appare giustificato: l’originale corre benissimo come è, si capisce in quella forma particolare che possono avere delle lezioni riprese da un uditore e non rielaborate (anche se riviste) dall’autore.

Sarebbe stata fatica filologicamente inutile dare una nuova edizione del corso desanctisiano, secondo criteri di correzione o di integrazione a noi particolari, mettendo in giro cosí, dopo quella del Croce (e quella del Cortese), una nuova versione delle lezioni stesse se non delfinizzata, ché non è questo il caso della edizione crociana, certo privata di molto della personalitá dell’autore, la quale risulterá sempre di piú da un riassunto originale, che da una rielaborazione di esso. Si è quindi seguito il criterio di pubblicare l’originale, si intende non in una edizione diplomatica, ma critica, che come tale rispettasse l’unica lezione che per noi ha autenticitá. Certo, quelle pagine conserveranno cosí una tal qual aria di improvvisazione e di non finito: ma la originalitá di esse consiste appunto nell’essere testimonianza genuina del De Sanctis maestro conversante quasi col suo uditorio: egli stesso ci dice che i suoi scolari preferivano «la forma calda e larga della cattedra»1. D’altra parte, dando intere le parti che il Croce omise o sunteggiò adducendo il motivo che esse erano state riprese e rielaborate poi dal De Sanctis nella Storia della letteratura italiana, si conserva la sua integritá ad un corso altrimenti spezzettato e frammentario, e si offre la possibilitá di seguire lo svolgersi del pensiero critico del maestro irpino nei suoi vari momenti.



  1. Vedi F. d. S., Giacomo Leopardi, a cura di W. Binni, in questa ediz., p. i.