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Pagina:Foscolo - La chioma di Berenice, 1803.djvu/73

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Callimaco, siì onorato da’ letterati dell’aurea latinità[1] e degno spesso della imitazione di Virgilio[2]. Del poemetto, a cui s’hanno a riferire questi principi, appena abbiamo pochi avanzi rosi dagli anni: ma la traduzione di Catullo ci serba un alto monumento di quel poeta. Considerandolo, si troverà pieno di quel mirabile richiesto alla poesia, perché è fondato su la religione degli egizi e sull’autorità di un astronomo illustre. Questo mirabile non è, come gl’incantamenti de’ romanzieri, vòto di effetto; ma fa più salde le fondamenta dello Stato, convalidando l’opinione popolare, che una delle madri de’ regnanti sia diva compagna di Venere[3]. Dalla metamorfosi della Chioma trae campo per istituire un novello culto, celebrato dalle vergini vereconde e dalle spose pudiche[4]. Troppo ho

  1. Catullo, carm. lxiv, verso 16; Orazio, lib. ii, epist. ii, verso 99; Properzio, lib. ii, eleg. xxiv, verso 31; Id., lib. iii, eleg. i; Id., ibid., eleg. vii, verso 43; Ovid., Amorum, lib. I, eleg. xv, verso 13; Remed. amor., verso 759; Tristium, lib. II, verso 363; In Ibim, verso 53; la quale poesia imprecativa Ovidio imitò da Callimaco.
  2. Paragona il principio dell’Inno ad Apollo col verso 90 e seguenti dell’Eneide, lib. iii, e col verso 253 e sg., lib. vi. Inno in Diana, verso 56 e sg. con l’Eneide, lib. viii, verso 415. Altre imitazioni vi saranno ch’io non so, e molte più forse ve n’era da’tanti libri perduti di Callimaco.
  3. Considerazioni al verso 54 (Considerazione IX).
  4. Id. al verso 79 (Considerazione XIII )