Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.2.djvu/120

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110 illustri italiani

del Biagioli1, d’altri italiani sedenti a Parigi, e menò il suo staffile su tutti e su ciascuno. I posteri non cureranno quel componimento, malgrado le difese del Monti, che riduceasi, come nella Bassvilliana, a rinfiancarlo con esempj di classici; meno leggeranno quella critica, ove a capo de’ poeti d’Italia è posto il Gianni, autore d’altro canto su quelle vittorie, e a fianco di esso i due Pindemonti, Fantoni, Salomoni, Bettinelli, Casti con Parini e Alfieri e col Buttura.

Monti, «provocato dal Lattanzio, insultato in tutte le guise, esagitato senza riposo», credette aver acquistato il funesto diritto di vendicarsene: protesta che, se i critici sanno preparare la cicuta di Socrate, prima di beverla e’ risponderà, ma «le ingiurie non saranno le sue armi di ricambio»: poi tutta la risposta è un torrente d’ingiurie da Transtevere e insinuazioni da Polizia. E’ se ne scusa dicendo che i Pantilj2 e i Demetrj non miravano tanto a roder la reputazione di lui, come ad avvelenare la benevolenza di Mecenate e d’Augusto. Mai non s’eleva alle ragioni generali dell’arte, e prorompe: — La critica, quella coscienza esteriore che ci avverte dei nostri difetti, tenuti nascosti dall’amor proprio, e che, ammonendo con urbanità, sarebbe il massimo de’ beneficj, non è ella nel cuor di questo regno un giornaliero strappazzo dell’altrui fama? Non vedete la virulenza e la rabbia, colla quale costoro incessantemente si gettano sopra le loro vittime, senza punto curarsi della pubblica indignazione?... Contro questi eccessi si sollevano tutte le anime oneste...3 Quando la libertà della stampa non trova un freno interiore nella probità e nell’erubescenza d’un giornalista, un giornale... si cangia in vile istromento delle passioni, diventa una gravissima


    Caduto il regno, andò ramingo, finchè nel 1825 tornò a Napoli, ben ospitato dal conte Ricciardi: e raddolcito, piacevasi, negli ultimi anni, d’incoraggiare i giovani prestanti, e d’interporsi alle baruffe de’ giovinastri, volendo, diceva, esserne il Nestore, come lo era per età.

  1. Al Biagioli rese pan per focaccia in postille al suo Commento di Dante, stampate postume. Il Biagioli era veramente pazzo pel suo autore, e natogli un figliuolo a Parigi, volle battezzarlo col nome di Dante. Il curato gli disse che non conosceva un san Dante. E il Biagioli: — Je ne sais pas s’il y a un saint Dante; je sais qu’il y a le dieu Dante».
  2. Men’ moveat cimex Pantilius? aut crucier quod
    Vellicet absentem Demetrius?

  3. Se la frase è vera, noi saremmo in gran progresso, giacchè la virulenza non eccita più la pubblica indignazione; è anzi lo spasso del colto pubblico.