Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.2.djvu/174

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
164 illustri italiani

più che i partiti non sogliono discernere fra le armi con cui ledere il nemico.

È notissimo che l’Accademia della Crusca, originata dalla Fiorentina, parlò primamente nel 1591 d’un vocabolario, e nel 1606 l’avea quasi compito; nel 1612 era stampato, ristampato poi nel 1623, nel 91, nel 1729-38.

Il granduca Leopoldo I aggregò alla Crusca l’Accademia Fiorentina e quella degli Apatisti, sotto il nome complessivo di Fiorentina; ordinando due deputazioni di venti accademici ciascuna, una delle quali attendesse alla storia della legislazione e pubblica economia, l’altra alla lingua toscana. Tutto ciò fu sommerso nel vortice della Rivoluzione; poi col decreto 2 settembre 1808 fu creata ancora un’Accademia Fiorentina, divisa in tre classi, del Cimento, del Disegno, della Crusca. È perchè l’esser la Toscana aggregata all’Impero Francese non desse a credere verrebbe negletta la lingua del sì, fu decretato un premio di 500 napoleoni, da conferirsi, a giudizio dell’Accademia, ad opera di merito sublime, scritta da letterato italiano; o in difetto, si dividerebbe tra i migliori concorrenti in prosa e in verso.

L’amor di guadagno e di gloria e la facile presunzione del proprio merito fecero presentare al concorso ben sessanta opere: e il premio andò diviso tra L’Italia avanti il dominio de’ Romani del Micali, la Polissena di G. B. Niccolini, e le Nozze di Giove e Latona del Rosini: concedeasi onorevole menzione a tragedie del Malachisio di Como, al Pagnini e al Regis torinese per la traduzione delle Epistole d’Orazio e della Ciropedia; al Camedo per la Storia letteraria ai posteri; al Cesari pel Dialogo delle Grazie, e al Botta per la Storia della guerra dell’indipendenza. Queste due ultime opere salvaronsi dall’obblio che inghiottì il più delle altre, ma è memorabile come la Crusca sgradisse la storia del Botta pel sovrabbondarvi di riboboli e di vecchiume, di cui taluni la suppongono invece propagatrice1.

Milano, metropoli del bello italo regno, allora aspirava al primato su tutta la penisola; e i lauti impieghi e il favore de’ ministri vi chiamavano quantità di letterati, che spalleggiantisi in poderosa consorteria, imponeano la propria opinione. Cominciarono essi a tacciar la Crusca di municipalismo, perchè a tre toscani avesse decretato il premio, e massime contro il Rosini sollevarono tale opposizione, che non gli fu confermato quell’onore2.

  1. Nell’edizione della Storia dell’indipendenza americana fatta a Milano (Ferrari 1819), furono poste da 500 correzioni di lingua, principalmente levandone molti francesismi, per cura del prof. Antonio Maria Robiola, piemontese, e accettate dall’autore, come appare da lettere di esso Botta che stanno nella raccolta del Trinchera. Quanto agli arcaismi, sono strane le ragioni che il Botta ne adduce nell’avvertimento anteposto ad essa edizione. Fatto è che, nell’edizione fattane dal Bettoni, si dovette metter in fondo una lunga lista di parole antiquate, colla loro spiegazione neppur sempre certa.
  2. Il prof. Giovanni Rosini che, quando scriveva, non valea nulla più di noi, era