Pagina:L'Effigie di Roma.djvu/58

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
58 note

bolo di velocità come cavallo e carro, ma la prora ne è la parte più significante in questo riguardo. Si dice che il bastimento sia insegna antichissima di Roma, ma questo si suppone, non è un fatto vd. Mommsen Gesch. d. roem. Muensw. p. 184. I pezzi dell’ aes signatum sono di forma bislunga non tonda ed hanno perciò piuttosto il carattere d’immobilità che di mobilità, i tipi vi corrispondono in genere essendo o oggetti inanimati come scudo, spada, tridente, caduceo, tripode, ancora bestie pesanti raffigurate in posizione tranquilla come bove, elefante, cinghiale. In muovimento non sono che due galli e l’aquila col Pegaso sopra due pezzi, i quali anche per altre ragioni si manifestano come i più recenti.

(6) In questo e pure in altri denari non ho potuto riconoscere bene, se l’abito della figura di Roma è amazonico anche in quanto alla mammella destra. La piccolezza delle figure, la diversità dei coni e qualche volta pure l’inferiorità della fabbrica rendono molto incerto il giudizio sopra alcuni dettagli dei tipi.

(7) Il denaro n. 121 Cohen pl. XLIII n. 12 è stato dal Cavedoni Nuovi stud. p. 14 a ragione dichiarato ibrido componendosi dall’averso del denaro n. 157 Cassia e dal riverso di quello n. 132 Vargunteia. Fece parte della collezione Riccio.

(8) Altri genitivi si leggono nei nomi dei monetari di n. 170, 211, 258, 287, 291, 297, 300. Quanto al nome di M. Aureli Scauri sul n. 170 si possono allegare i denari più antichi della gens Aurelia sui n. 20 e 103. Dei nomi Cordi e Kaleni del n. 258 si parlerà dopo. Si confronti pure quello che ho scritto in proposito dei genitivi adoperati nelle iscrizioni che spiegano i tipi Sallets Numism. Zeitschr. 1879 p. 67.

(9) Sui tipi di Vittoria sì confronti peraltro l’Imhoof-Blumer, Die Flügelgestalten der Athena und Nike. Wiener Numism. Zeitschr. vol III. 1871.

(10) Il ch. Cohen mi ha gentilmente fatto sapere che il denaro del s. Fenelon-Farez a’ Douai era conforme alla riproduzione fattane sulla tavola XXXIII Poblicia. Dunque non vi era due volte scritta la parola ROMA, come vien detto nel testo del libro p. 258 n. 6, ma vi mancò il nome del monetario. Per questa mancanza e per il fatto, che Vittoria regge