Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/198

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192 APPENDICE XI, 5. Polo. [v. 155] È pigliato all’usanza latina per « cielo ». Ma il Vocabolario con questo senso non lo passa. Manco male che la Dafne del Rinuc- cini, per decreto dello stesso Vocabolario, fa testo nella lingua. Sentite dunque, signori pedagoghi, quello che dice il Rinuccini nella Dafnei1). «Non si nasconde in selva Si dispietata belva, Né su per l’alto polo Spiega le penne a volo augel solingo, Né per le piagge ondose Tra le fere squamose alberga core Che non senta d’Amore». Vi pare che questo polo sia l’artico, o l’antar¬ tico, o quello della calamita, o l’una delle teste d’un perno, o d’una sala da carrozze? Oh bene inghiottitevi questa focaccia so¬ porifera da turarvi le tre gole che avete, e lasciate passare anche questo vocabolo. XII, 3. E morte lo scampò dal veder peggio. [v. 168] Il Petrarca(2): «Altro schermo non trovo che mi scampi Dal manifesto accorger de le genti». Il medesimo in altro luogo(3): «Questi in vecchiezza la scampò da morte». Il Passavanti nello Specchio^4): «Si facesse beffe di colui che avesse saputo scampar la vita e le cose dalla fortuna, e da'pericoli del mare». Il Gua- rini nell’Argomento del Pastor Fido: « Mentre si sforza per cam¬ parlo da morte di provare con sue ragioni ch’egli sia forestiero ». Segno questi luoghi per ogni buon rispetto, avendo veduto che la Crusca non mette esempio né di « scampare » né di « campare » costruiti nell’uso attivo col sesto caso oltre al quarto. (1) Coro in, v. 1. (2) Son. « Solo e pensoso i più deserti campi ». (3) Canz. « Spirito gentil, che quelle membra reggi », st. 1. (4) Distinz. in, cap. I. Fir.' 1681, p. 34.