Pagina:Memoriale di Paolo dello Mastro.djvu/30

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[Federico 3.° Andata a Napoli.] de Ragona,1 e stette là XVII dij, e poi tornò a Roma per mare, per infino a Sto Pavolo; ellà li annao incontro li Cardinali elli Officiali de Roma, et Io Pauolo ce annai coll’altri Officiali, perchè me trovai Caporione de Ponte; e poi stette in Roma otto dij, et annosene via ella Donna soa remannao per mare da Napoli a Venezia, ellì aspettaro l’uno l’altro. Stette in Roma lo Imperadore, trallo gire a Napoli, da otto dij de Marzo per infino a 28 dij d’Aprile, e lo Papa li fece fare compagnia a doi Cardinali per infino che gessìo dalle terre della Chiesia, e tutto lo tempo che stette in Roma li fece le spese, e feceli un granne honore, e per la venuta soa revestìo tutti li Offitiali de Roma; onne picholo Offitio che tre Canne e mezza de Rosato de grana; per infino alli Mastri Justitieri, et alli Scrittori della Camera, e Notari della Camera tutti fuoro vestiti, elli fedeli delli Conservadori.

Recordo Io Pauolo che in nelli 1452. Io me partìo da Benedetto mio patre con tre figli maschi, che lo maiure non haveva otto anni, e mogliema pregnia de otto mesi e mezzo, et annai acchanto a Francesco mio Zio, in Torre dello Campo, e locaime una casa de Sto Agostino per le mano de Juliano de Juozzo, e questo fu dello mese di Julio, e gionti in quella casa partorì mogliema in uno figlio maschio, lo quale se...2.

[Stefano Porcaro et altri tramano uccidere il Papa e i Card.li.]

Recordo Io Pauolo che nelli 1452. La sera de Pasqua Befanìa fu scoperto uno trattato, che Misser Stefano Porcaro3 era confinato a Bolognia, e venne a Roma in quattro dì, ad intencione che lo Papa dovea cantare la messa lo dì de Pasqua in Sto Pietro; com’era dentro nella cappella all’Altare granne,

  1. Re Alfonso, zio dell’Imperatrice Leonora.
  2. Qui il Codice Soderino è mancante. L’amanuense, forse perchè Io scritto era poco intelligibile, ha soppresso il nome di questo figlio del diarista, e la clausola finale: a cui Dio l’aia misericordia..., od altra in uso.
  3. Stefano Porcari, gentiluomo romano, di fama incontaminata, veemente oratore, ed amantissimo della libertà della patria. = Mentre nel conclave i Cardinali si dibattevano per eleggere un successore al defonto Eugenio IV, Stefano Porcari, adunati in grande quantità i cittadini romani, li spronava con audaci parole a giovarsi della propizia occasione,, proclamando la libertà di Roma. Ma per l’ignavia de’ suoi concittadini non fu secondato, e però dal novello pontefice Nicola V, tollerato da prima, e poscia per nuovi tentativi di rivolta, o a meglio dire, per una sua imprudenza, fu relegato a Bologna con l’obbligo dì presentarsi ogni sera al Card. Bessarione governatore della città. Ma il Porcari facendosi credere malato, se ne fuggì per tornare nuovamente a sollevar Roma, dove un manipolo di congiurati si teneva a’ suoi ordini. Tuttavia questa volta fu men fortunato delle altre; che prevenuta la congiura, fu preso e fatto appiccare a Castel S. Angelo unitamente a molti de’suoi compagni. — Come Cola di Rienzo il Porcari si accendeva alla poesia del Petrarca, e presentì ch’egli poteva essere: «o Un Cavalier che Ialia tutta onora.» Ma o egli non seppe padroneggiare gli eventi, o come è più verosimile, il suo soccorso alla morente libertà di Roma fu tardo, e perciò la rovina di lui inevitabile.