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del chiabrera 5


star col cappello in mano. E l’anno 1625 per la stagione della guerra col duca di Savoja, guardandosi Savona con gran quantità di soldati, il serenissimo Senato privilegiò la sua casa ed i suoi poderi, sicché soldato niuno vi prese alloggiamento; e per quella stagione radunandosi monete per molte vie, egli ne fu franco per decreto del principe; e con sì fatte grazie egli si condusse oltr’a’ottanta anni. Fu di comunale statura, di pelo castagno, le membra ebbe ben formate, solamente ebbe difetto d’occhi, e vedea poco da lungo, ma altri non se ne avvedea: nella sembianza pareva pensoso, ma poi usando con gli amici, era giocondo; era pronto alla collera, ma appena ella sorgeva in lui che ella s'ammorzava; pigliava poco cibo, ne dilettavasi molto de’ condimenti artificiosi; ben bevea molto volentieri, ma non già molto, ed amava di spesso cangiar vino, ed anco bicchieri; il sonno perdere non potea senza molestia. Scherzava parlando, ma d’altri non diceva male con rio proponimento: a significare che alcuna cosa era eccellente, diceva, che ella era poesia greca; e volendo accennare ch’egli di alcuna cosa non si prenderebbe noia, diceva: non per tanto non bevevo fresco? Scherzava sul poetar suo in questa forma; diceva, ch'egli seguia Cristoforo Colombo suo cittadino, ch'egli voleva trovar nuovo mondo o affogare. Diceva ancora cianciando, la poesia essere la dolcezza degli uomini, ma che i poeti erano la noia; e ciò diceva riguardando all'eccellenza dell arte ed all’imperfezione degli artefici, i quali infestano altrui col sempre recitare suoi componimenti; e di qui egli non mai parlava nè di versi nè di rime se non era con molto domestici amici e molto intendenti di quello studio. Intorno agli scrittori egli stimava ne' poemi narrativi Omero sopra ciascuno, ed ammiravalo in ogni parte, e chi giudicava altramente egli in suo segreto stimava s'odorasse di sciocchezza; di Virgilio prendeva infinita maraviglia nel verseggiare e nel parlar figurato; a Dante Alighieri dava gran vanto per la forza del rappresentare e particolareggiar le cose, le quali egli scrisse; ed a Lodovico Ariosto similmente. Per dimostrar che il poetare era suo studio, e che di altro egli non si prezzava, teneva dipinta, come sua impresa, una cetra, e queste parole del Petrarca: Non ho se non quest'una. Prese gran diletto nel viaggiare, e tutte le citta d'Italia egli vagheggiò, ma dimora non fece solo, ma dimora non fece solo che in due, Firenze e Genova: in Firenze ebbe perpetuamente alloggiamento da' signori Corsi marchesi di Cajaso; in Genova talora dal marchese Brignole, e talora dal signor Pier Giuseppe Giustiniani, dalli quali con ogni cortesia era famigliarmente raccolto, ed i quali egli amava e riveriva sommamente; e sopra la porta della camera dove alloggiava nel palazzo di Giustiniani in Fossole, fu da questo signore fatto scolpire l'infrascritto distico:

Intus agit Gabriel, sacram ne rumpe quictem,
     Dum strepis, ah periit, nil minus Iliade.

Del rimanente egli fu peccatore, ma non senza cristiana divozione; ebbe sauta Lucia per avvocata; per lo spazio di sessanta anni due volle al giorno si raccomandava alla pietà; nè cessò di pensare al punto della sua vita.

Così senza taccia di mendacio e di prosunzione scrisse, come scrisse il Giustiniani, di sè stesso il Chiabrera il quale giunto felicemente all'età di 86 anni e quattro mesi gloriosamente morì, e fu onoratamente riposto il suo corpo nella Chiesa di s. Giacomo de' Riformati di s. Francesco nella di lui Cappella, e fu eseguita la volontà sua, essendosi fatte scolpire sul suo Sepolcro le seguenti parole: