Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/432

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408 GUERRE VANDALICHE

segnare ai vinti il chieder mercé delle commesse ingiurie. Abbiano dunque termine le vostre offese , né vogliate nimicarvi l’imperatore dacché lo avete favorevole ed amico, ma se vi ostinerete a rifiutargli tuttavia la rocca, di certo vi guerreggerà in breve e per essa e per quant’altro ingiustamente occupate ». I Goti ricevuto il foglio mandanlo alla madre del re acciocché ne ponderi il contenuto; e quindi per costei ordine rispondono: « La tua lettera di fresco speditaci, o ottimo Belisario, è apportatrice d’un salutare avviso, ma forse ad altri più che a noi opportuno, i quali nulla riteniamo dell’imperator Giustiniano, e guardici il Nume dall’uscire così fuor di senno; tutta la Sicilia poi, entro i cui limiti v’ha la rocca del promontorio Lilibeo, è cosa nostra di pieno diritto acquistato colla guerra. Che se Teodorico ne diede parte alla sorella1 maritandola al re de’Vandali, non è d’uopo insistere su questa sovrana disposizione, in verun tempo da noi riguardata siccome legge. Ne renderai del resto giustizia se ami meglio terminare la contesa da amico anzi che da nemico, pronti essendo i primi a dicifferare lor quistioni per via di oratori e di ragionamenti, e gli altri col dar di piglio alle armi. Laonde noi abbiamo confidato a Giustiniano stesso la briga d’intendere e di conoscere queste cose, perché ne giudichi secondo l’equità e la ragione : conformandoci adunque ai tuoi vantaggiosi e prudentissimi consigli, ti preghiamo di atten-

  1. (1) Amalafrida. V. lib. i, cap. 8, di queste Guerre.