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Pagina:Opere scelte di Ugo Foscolo I.djvu/176

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     Così or quinci, or quindi rimirando
Vidi in una fiorita e verde piaggia
Gente, che d’amor givan ragionando.
     Ecco Dante, e Beatrice; ecco Selvaggia;
Ecco Cin da Pistoia; Guitton d’Arezzo. —
     Ecco i duo Guidi, che già furo in prezzo;
Onesto Bolognese; e i Siciliani.

Trion. d’Am. cap. 4.


Il Boccaccio, perdutosi d’animo per la fama di questi due sommi maestri, erasi proposto di ardere le sue poesie[1]; ma il Petrarca ne lo distolse, scrivendoli in tal’aria di umiltà, che non troppo si accorda col carattere di un uomo, il quale di sua natura non era ipocrita. «Tu se’ filosofo e cristiano, dic’egli, e pur sei mal contento di te stesso, perchè non se’ illustre poeta! Dacchè altri occupò il primo seggio, sii pago del secondo ed io mi piglierò il terzo».[2] Il Boccaccio, accortosi dell’ironia e dell’allusione, mandò il poema di Dante al Petrarca, scongiurandolo «a non voler disdegnare di leggere l’opera d’un grand’uomo, dal capo del quale l’esilio e la morte, che lo rapì nel vigore della vita, avevano strappato

  1. Egli stesso chiamavasi:
    «Rampollo umil de’ dicitori antichi». Boc. Son. 68.
  2. Senil. Lib. 5. Ep. 2, et 3.