Pagina:Orlandino.djvu/14

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Questo è la uerità non dico fola
     come ser Pulci, il Conte, e l’Ariosto
     il mio sol Aretin che pel ciel uola
     con quel lume chel sol da a mezzo Agosto
     e Turpin se ne mente per la gola
     e ue lo uoglio far ueder tantosto
     state adunque ad udir, o spensierati
     i ladri gesti de i guerrier pregiati.

Ma a chi faro io l’inuocatione
     prima chio metta i paladini in ballo
     Cupido e un furfatin, Marte un poltrone
     uno asinaccio il pegaseo cauallo
     pe miei fatti le muse non son buone
     ch’odio le donne e tutto il mondo sallo
     se fusser buone robbe inuocherei
     Dante, il Petrarcha, e gli altri farisei

A me potreste dire inuoca Apollo
     accio t’infonda il suo fauor diuino
     chi fa per me Signor me di uoi sollo
     onde col cor contrito a capo chino
     ti priego che mi pigli un poco in collo
     Apollo mio Philippo Pasquarino
     chio diro cose tanto noue e belle
     che porranno in stupor fino alle stelle