Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/10

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8 alfredo panzini

anche di genio: ma irregolare. L’Accademia di Francia lo avrebbe escluso dal suo grembo giacché quel celebre istituto non accoglie se non i genii composti. Dante che mette poeti e sapienti a sedere gravi sul verde prato del suo castello dell’Intelligenza, non lo nomina nemmeno.

E allora? È stato questo aprile, quando i merli cominciano all’alba i loro versi, e i passeri fanno cip cip, e i rosignoli gorgheggiano alla luna: allora, non so come, mi scintillò un verso che dice in breve ciò che press’a poco sarebbe cosí: «L’anima impaziente sino allo spasmo, freme con la primavera dal desiderio di andar via, andare via, anche se non sa dove andare».

Era Catullo.

Volli prendere le parole di questo poeta: esse di balzo volarono via, si perdettero ridendo nel sole nascente, scoppiarono in perle e rubini. Passerotti e rosignoli gli volarono dietro.

Cercai le traduzioni di questo poeta, ma era proprio intraducibile!

Dissi tra me: fra queste anticaglie di casa ci deve pur essere un dizionario! Lo trovai infatti: quattro chili e settecento grammi! Lo sbattei dalla polvere, sollevai la custodia della pergamena, e apparve la grande rubrica: Calepino in sette lingue, ossia Lexicon latinum, in uso del Seminario patavino, Padova 1736.

Cercai di Catullo e trovai cosí: «Catullo, poeta