Pagina:Platone - Fedro, Dalbono, 1869.djvu/114

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mato di un uomo che sia dotto, del quale a ragione il discorso scritto si può dire una immagine?

Socr. Sì; perfettamente questo. Or tu dimmi adunque: il prudente agricoltore, quelle sementi ch’egli tien care e che vuol vederle fruttificare, le pianterà di buon senno nei giardini di Adone43 al tempo della state, perchè godrà del vederle fra gli otto giorni ben germogliate? o veramente non sarebbe questo, un fatto per suo solo spasso o per amor della festa? Ma per quelle sementi delle quali ha una vera cura, usando l’arte dell’agricoltore, egli le vorrà seminate dove il terreno sia conveniente, e sarà lieto abbastanza se pure in capo all’ottavo mese vengano a maturità le sementi da lui gettate.

Fed. Appunto così farebbe, o Socrate, chi coltivasse le une seriamente, le altre per altra ragione.

Socr. E colui che possiede la conoscenza del giusto e del bello e del bene diremo che voglia usare le sue sementi con minor giudizio dell’agricoltore?

Fed. Certo che no.

Socr. Sicchè volendo far da senno egli non vorrà scrivere nell’acqua, seminando le sue sementi nello scritto per via della penna e facendo discorsi che non possono aiutare sè stessi, nè possono esser sufficienti ad insegnare la verità.

Fed. Veramente non dovrebbe far così.