Pagina:Poemi (Byron).djvu/130

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126 il giaurro

E i molti clivi, e i lor color’ ripete
Dipinti in l’onda lieta, che le rive
15Bagna di questi de l’Eöa marina
Eden beati; e se talor fuggente
Un venticel, del liquido cristallo
Frange l’azzurro, e il fior da l’arbor scuote,
Giulivo, oh come! il navigante invoca
20Ogni soffio gentil che desta, e guida
Il grato olezzo! Su per l’erta, o in grembo
De la valle, la Rosa è quì Sultana2
De l’Usignuol, fanciulla cui da l’alto
Di sue mille canzon volge il concento;
25A quel che narra l’amator, il seno
Schiude la bella, e di rossor si tinge.
Reina del giardin, e sua regina,
La vaga Rosa quì non turbo atterra
Non verno agghiaccia; ogni mattin l’irròra,
30La benedice ogn’aura ed ogni sole;
In più morbido incenso al ciel conversa,
Ogni dolcezza che le dièo natura,
Manda costei; grato e ridente il cielo
Il soave sospiro, e il suo vermiglio
35Quaggiù riversa. Qui d’Està ogni fiore,
Cara ad amor qui ogn’ombra, ed ogni grotta
Che di pace diresti, ma in suo cavo,