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218 PEL GIORNO ONOMASTICO

satirici, sí; e doveva aspettarseli quel marito, che di quindici anni avanzava la piacevolissima consorte». Frutti di questo matrimonio furono Costanza (cfr. la nota d’introd. a p. 198) e Giovan Francesco, nato il 2 febbraio 1794 e morto prima del ’96. Teresa morí in Milano il 19 maggio 1834. Cfr., per maggiori notizie, Vicchi VII, 3 e segg. — Il metro è la canzone libera, della quale, com’è noto, diede i primi esempi Alessandro Guidi, e i migliori Giacomo Leopardi.


Donna, dell’alma mia parte piú cara1,
     Perché muta in pensoso atto mi guati,
     E di segrete stille
     Rugiadose si fan le tue pupille?
     5Di quel silenzio, di quel pianto intendo,
     O mia diletta, la cagion. L’eccesso
     De’ miei mali2 ti toglie
     La favella, e discioglie
     In lagrime furtive il tuo dolore.
     10Ma datti pace, e il core
     Ad un pensier solleva
     Di me piú degno e della forte insieme
     Anima tua. La stella3
     Del viver mio s’appressa
     15Al suo tramonto; ma sperar ti giovi
     Che tutto io non morrò4; pensa che un nome
     Non oscuro5 io ti lascio, e tal che un giorno
     Fra le italiche donne
     Ti fia bel vanto il dire: Io fui l’amore
     20Del cantor di Bassville,
     Del cantor che di care itale note6
     Vestí l’ira d’Achille.
     Soave rimembranza ancor ti fia,
     Che ogni spirto gentile7
     25A’ miei casi compianse (e fra gl’Insubri8
     Quale è lo spirto che gentil non sia?).

  1. 1. dell’alma mia ecc.: La stessa frase, ma detta alla figlia, è ne’ versi Chieggon le Muse ecc. (ed. Card., p. 425).
  2. 6. L’eccesso de’ miei mali: Il 9 aprile di quell’anno era stato percosso da una forte emiplegia, tanto da perderne il lato sinistro: piú, lo tormentava (senza dire de’ molti e gravissimi affanni morali), una lunga malattia d’occhi. Cfr. il son. a p. 197.
  3. 13. La stella ecc.: Morí, di fatti, nel 13 ottobre del ’28.
  4. 16. Che tutto lo non morrò: È l’oraziano (Od. III. xxx, 6): non omnis moriar. Cfr. anche, per il concetto della fama immortale dei poeti e della poesia, Pindaro Pizia III, 108; Ovidio Metam. XV, 871, Amor. I, x, 62 e I, xv, 7 e 32; Properzio III, n. 23; Petrarca P. I. canz. vi, 94; Parini Od. VIII, 27; Manzoni Il cinq. mag., 23 e seg. ecc. ecc.
  5. 17. Non oscuro: illustre. Litote attica: cfr. la nota al v. 3. p. 2.
  6. 21. che di care ecc.: Accenna, com’è manifesto, alla sua maravigliosa traduzione dell’Iliade, che pubblicò nel 1810, e poi, riveduta e corretta, nel ’12.
  7. 24. Che ogni ecc.: Vuol dire de’ molti amici che gli furono larghi di cortesie e d’ospitalità negli ultimi anni, quali il Londonio, il Trivulzio, l’Aureggi ecc.
  8. 25. Insubri: cfr. la nota al v. 17,