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| della dissimulazione onesta | 169 |
eleggere; e però ogni ingegno accorto vagliasi degli abissi del cuore, ch’essendo breve giro, è capace d’ogni cosa; anz’il mondo intiero non lo riempie, poiché solo il creator del mondo può saziarlo. Si ammira, come grandezza degli uomini di alto stato, lo starsi ne’ termini de’ palagi, e ivi nelle camere segrete, cinte di ferro e di uomini a guardia delle loro persone e de’ loro interessi, e nondimeno è chiaro che, senza tanta spesa, può ogni uomo, ancor ch’esposto alla vista di tutti, nasconder i suoi affari nella vasta e insieme segreta casa del suo cuore, perché ivi soglion esser quei templi sereni, de’ quali cantò Lucrezio:
Sed nihil dulcius est, bene quam tenere |
applicando io però questi versi al senso che conviene a significar un’altezza d’animo e una quiete, che conduce al piacer e alla gloria immortale e non al diletto fallace.
XXII.
La dissimulazione è rimedio che previene a rimuover ogni male.
Era tanto stimata da Giob la dissimulazione onesta, che, non avendo lasciato di valersene nel suo regno, poiché si vide privo di prosperitá, parendogli di aver fatto assai dalla parte sua, perché non gli fosse caduta dalle mani, disse: Nonne dissimulavi? nonne silui? nonne quievi? et venit super me indignatio. Egli con tranquillitá governò il suo stato, e, sempre che potette dissimular, lo fe’ volentieri; e però s’era persuaso che non avesse da seguir mutazione nelle cose sue, ben assicurate dalla prudenzia, che in sé raccoglieva dissimulazione, silenzio e quiete. Ma se, con tutto ciò, cadde in miseria, fu voler di Dio, che si compiacque di far vedere nella persona di quel santo una