Pagina:Politici e moralisti del Seicento, 1930 – BEIC 1898115.djvu/282

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276 virgilio malvezzi


ingratitudine da lui. Non si teme, perché non si stima. Par che debb’esser piú facile il distruggere che l’edificare. È vero che le torri che si sono innalzate si possono a sua voglia abbassare; ma non gli uomini. Non è tutta di colui che la fabbrica quella grandezza, dove egli non fu solo a fabbricare. Si chiama dar aiuto, non ingrandire, quando il soggetto concorre, non solo passivamente ricevendo, ma anche attivamente cooperando. Quindi è che dove pensiamo aver fabbricato una grandezza minore della nostra, troviamo che se ne sono fabbricata una maggiore (R., 105-107).

XXXIII

La sicurezza dei governi.

L’ottimo governo fa pigliare amore al pubblico, il pessimo perderlo, anzi mutarlo in privato. Que’ principi, che hanno armi proprie invecchiate nella fedeltá, poco hanno da temere d’un capo o sia offeso o sia ambizioso. Non vorrá, se è d’animo nobile; non potrá, fellone. Incontreranno molte volte, se il regno non è tiranno, nei Furii Camiili, nei duchi d’Alba, e, se in male nature offese, in un Waldstain, in un conte Enrico di Beerg... Ma non solo questo principe o repubblica non ha da temere dell’ira e odio dei capi, ma né meno dell’ambizione, a tutti ostando la fedeltá degli eserciti, la quale s’ha da credere impedisse (se però furono tentati, ché io non raffermo) Prospero Colonna, il gran capitano e il duca di Parma nello stato di Milano, nel regno di Napoli e nei Paesi Bassi ( A., 181-2).

XXXIV

Il buon timore.

È bene il far temere gli uomini, ma non giá il farsi temere dagli uomini. E bene che temano delle azioni proprie, non di quelle del principe, ma per quelle del principe. Il timore vuol