Pagina:Politici e moralisti del Seicento, 1930 – BEIC 1898115.djvu/283

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pensieri politici e morali 277


essere figliuolo dalla maestá, non della crudeltá: l’una produce riverenza e l’altra è compagna dell’odio: quella è originata dalle azioni grandi, questa dalle cattive. Egli è sicuro quel signore del quale si teme la virtú, ed è in mal termine colui del quale si teme la pazzia. Ha del divino il principe, quando si fa temere perché vuole che noi operiamo bene; ed ha del diabolico, se si fa temere perché egli vuole operar male ( T., 95).

XXXV

L’aristocrazia, elemento d’ogni stato.

Tutti gli stati, anche le tirannidi, si governano coll’aristocrazia: se non la formano i magistrati, la formano i ministri, la massa de’ quali è una repubblica. Il dittatore è il Privatonota; se esso non fa veruna cosa, diventa un niente; se fa ogni cosa, ha del tiranno (P., 9).

XXXVI

Gli uomini ragguardevoli.

È barbaro al certo e fuori dell’umano che, dove la repubblica e i principi avriano da formar leggi e cercar modi per animare e stimolare gli uomini alle azioni e d’eterna fama e di gloriosa memoria, le instituiscono e li cercano per impedire a chi le imprende il valore, la virtú, l’operare, l’essere. Fu inimico di Dio, della natura, dell’uomo, distruttore delle buone leggi l’inventore di questa pessima. Ella non mira tanto a impedire la tirannide quanto ad esercitarla con sicurezza sia del principe sia dei nobili sia del popolo, levando di mezzo i soggetti riguardevoli, il valore dei quali è l’asilo dove ricorrono i sudditi oltraggiati, la presenza, il freno, che fa vergognare prin- 1

  1. [Spagn.: favorito del principe.]