Pagina:Politici e moralisti del Seicento, 1930 – BEIC 1898115.djvu/45

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della ragione di stato 39


altro l’operare per ragione di stato, che il far quello che la costituzione e la forma della republica, o giá introdotta o da introdursi, richiede. Però facilmente mi movo a credere che Scipione Ammirato e gli altri, i quali si hanno imaginato che la ragione di stato voglia dire «ius dominationis», in quel sentimento nel quale diciamo «ius gentium» o «ius civile», che altro non vuol significare che un giusto, abbiano preso errore; ché cosí quasi sempre verressimo a dare luogo alle iniquitá ed alle sceleratezze tra le operazioni oneste e giuste, benché ai prencipi cattivi non possono tuttavia dispiacere, come accennossi anco piú addietro, le maschere de’ bei nomi per coprir la bruttezza delle azioni. Quegli ancora i quali stimano di ragione di stato il valersi di tutte le occasioni utili allo accrescimento dello imperio, pare a me che trasportino la voce assai fuore del suo proprio significato. Perché questo è un favellare della ragione dell’utile, il quale si contraddistingue all’onesto e al giocondo e può aver luogo in tutti gli umani affari, e non d’una ragione la quale sia propria dello stato solo, como credo io che si abbia ad intendere la ragione di stato, se vogliamo prenderla nel suo vero e nativo sentimento: tutte avvertenze le quali vengono sempre a stabilire piú l’opinion mia, che la ragione di stato si maneggi solo intorno a quegli interessi, i quali toccano la costituzione e la forma della republica. Poiché quella prudenza o avvedutezza, la quale ci serve agli acquisti, rassembra bene spesso, se attentamente si considera, equivoca con la perizia della quale ci vagliamo per costituire o per mantenere uno stato. Laonde, o sia veramente che il mirare alla utilitá non sempre appartenga alla ragione di stato, o sia che i prencipi facciano il piú delle volte mossi o dall’ira o dall’odio o dalla ingordigia o dall’ambizione o da sí fatti altri affetti quelle medesime operazioni o somiglianti, le quali si sogliono fare per ragione di stato, e però non le sappiamo bene spesso per a punto discernere l’une dall’altre: certo è che la ragione di stato, se vogliamo propriamente intenderla, non abbraccerá tutte le azioni che toccano l’interesse de’ prencipi, ma quelle solamente le quali sono precisamente indirizzate a ben costituire