Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/33

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30 il morgante maggiore.

144 Nè tanto accomodato al voler mio:
     Noi staren bene insieme in un guinzaglio:
     Di tradimento guárdati, perch’io
     Vo’ che tu creda in questo mio battaglio,
     Da poi che tu non credi in cielo a Dio,
     Ch’io so domar le bestie nel travaglio:
     Del resto, come vuoi te ne governa:
     Co’ santi in chiesa, e co’ ghiotti in taverna.30

145 Io vo’ con meco ne venga, Margutte,
     E che di compagnia sempre viviamo;
     Io so per ogni parte le vie tutte:
     Vero che pochi danar ne portiamo;
     Ma mio costume all’oste è dar le frutte31
     Sempre al partir, quando il conto facciamo;
     E ’nsino a qui sempre all’oste ov’io fusse,
     Io gli ho pagato lo scotto di busse.

146 Disse Margutte: Tu mi piaci troppo,
     Ma resti tu contento a questo solo:
     Io rubo sempre ciò ch’io do d’intoppo,
     S’io ne dovessi portare un orciuolo;
     Poi al partir son mutol, ma non zoppo:
     Se tu dovessi tòrre un fusaiuolo,
     Dove tu vai, to’ sempre qualche cosa,
     Ch’io tirerei l’aiuolo32 a una chiosa.

147 Io ho cercato diversi paesi,
     Io ho solcata tutta la marina,
     Ed ho sempre rubato ciò ch’io spesi;
     Dunque, Morgante, a tua posta cammina.
     Così detton di piglio a’ loro arnesi;
     Morgante pel battaglio suo si china,
     E col compagno suo lieto ne gía,
     E dirizzossi andar verso Soría.

148 Margutte aveva una schiavina33 indosso,
     Ed un cappello a spicchi alla turchesca,
     Salvo ch’egli era fatto d’un certo osso
     Che gli spicchi eran d’altro che di pèsca,
     Ed era molto grave e molto grosso,
     Tanto che par che spesso gli rincresca:
     Un paio di stivaletti avea in piè gialli,
     Ferrato, e cogli spron come hanno i galli.