Pagina:Raffaello - Lettera a Leone X, 1840.djvu/22

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namenti antichi! Che ardirei dire che tutta questa Roma nuova che ora si vede, quanto grande ch’ella si sia, quanto bella, quanto ornata di palagi, chiese e altri edifici che la scopriamo, tutta è fabbricata di calce di marmi antichi. Nè senza molta compassione posso io ricordarmi, che, poich’io sono in Roma, che ancor non è l’undecimo anno, sono state ruinate tante cose belle come la meta ch’era nella via alessandrina (3), l’arco mal’avventurato (4), tante colonne e tempii, massimamente da messer Bartolommeo della Rovere (5). Non deve adunque, padre santissimo, essere tra gli ultimi pensieri di vostra santità lo aver cura, che quel poco che resta di questa antica madre della gloria e della grandezza italiana, per testimonio del valore e della virtù di questi animi divini, che pur talor con la loro memoria eccitano alla virtù gli spiriti che oggidì sono tra noi, non sia estirpato e guasto dalli maligni e ignoranti: chè pur troppo si sono infin qui fatte ingiurie a quelle anime, che col loro sangue partorirono tanta gloria al mondo. Ma più presto cerchi vostra santità, lasciando vivo il paragone de-