Pagina:Roma Antica 4.djvu/61

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DI OTTAVIO FALCONIERI 49

Quel Celio Tiziano, dì cui si parla, è a giudizio del Panvinio, lo stesso che fu prima Tutore di Adriano, e poi Prefetto del Pretorio. Ma questa sua opinione è confutata a lungo dal Salmasio nei Commentarj sopra gli Scrittori della Storia Augusta, dove egli con diversi argomenti intende di provare, che quel Tiziano, di cui parla Sparziano nella Vita di Adriano (il quale egli, secondo che ei dice leggersi in un ottimo testo a penna, ed anche appresso Xifilino, vuole che debba chiamarsi Azziano) sia diverso da questo Tiziano, di cui Sparziano nella stessa Vita fa menzione altrove in quelle parole: Titianum ut conscium Tyrannidis, et argui passus est, et proscribi, e questo fu secondo lui il Collega di Gallicano sul Consolato. Le ragioni, ch’egli allega a suo favore in questo proposito, son per certo assai probabili, ma io nulladimeno conformandomi all’opinione del Casaubono lascierò all’altrui parere il dar giudizio di tal questione. Non è dunque da dubitare, per le cose già dette, che i sopradetti mattoni non sieno stati fabbricati nei tempi di Adriano; è probabile anche l’edifizio, per cui servirono, il quale essere stato un’Acquedotto, stimo, che si possa agevolmente ritrarre dagli argomenti, e dalle conghietture, che io verrò adducendo di mano ia mano, e primieramente dall’autore di Sparziano, il quale nella vita di quell’Imperatore, raccontando gli edisizj ristaurati da lui in Roma, così ne scrive: Romæ instauravit Pantheon, Septa, Basilicam Neptuni, sacras Ædes plurimas, Forum Augusti; Lavacrum Agrippæ; eaque omnia veteribus, et propriis nominibas consecravit. La quale usanza di Adriano di consagrare co’ lor nomi antichi le fabbriche, ch’egli ristaurava, non avvertita, o non bene intesa da Giorgio Fabrizio, fu forse cagione, ch’egli si inducesse a porre nella sua Roma le Terme par-


    Console all’altro, l’ho osservata ne’ Sigilli con PAETIN. ET APRON. COS., avendone anche altri con APRON. ET PAETIN. COS. onde vi sarà altra cagione. Monsig. Fabretti in una sua Nota manoscritta a questo luogo del Falconieri.

Tom. IV d