Pagina:Saggio di racconti.djvu/139

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cecchin salviati 131

alla finestra piangendo lo richiamavano, ed egli accennava loro di obbedirlo e di ritirarsi1. Chi potè vedere ed intendere n’ebbe per lungo tempo l’anima addolorata. Quando il misero padre fu più lontano, l’Anna gettandosi nelle braccia del fratello esclamò: «E dobbiamo lasciarlo?» — «No! disse Francesco; piuttosto moriremo con lui.» E usciti insieme correndo forsennatamente raggiunsero il cataletto quand’era per entrare in S. Maria Nuova. Il cataletto passò; ma a loro fu negato l’andar più oltre; ed essi cominciarono allora a piangere sì fattamente, che i portinai i mossi a pietà, e visto che nulla caleva a que’ giovinetti della propria vita purchè potessero rivedere ed assistere il padre, gli lasciarono entrare.

L’aspetto lacrimevole dei malati e dei moribon-

  1. «Di un’eroica benchè povera donna da Latera in val di Sieve presso a Barberin di Mugello, moglie e madre di venticinque anni, si racconta una scena lacrimevole dal Rondinelli nella sua Relazione del contagio stato in Firenze dal 1630 al 1633.» La qual contadina, per nome Elisabetta, essendo stata attaccata dalla peste dei Gavoccioli (V. Boccaccio descrizione della Peste del 1348) ebbe il coraggio di abbandonare semiviva la casa del marito ed i suoi teneri figli per timore di comunicar loro il contagioso morbo; sicchè strascinatasi così malata all’abitazione del becchino della parrocchia, lo scongiurò, per tema di non impestare gli oggetti del suo amore, a volerla seppellire così moribonda come era. Questi sorpreso da sì straordinario affetto che la induceva a far ciò, procurò invano consolarla, sicchè adagiatasi in una stanza presso la tomba, poche ore dopo spirò laddove fu seppellita.» Repetti, nel suo pregevolissimo Dizionario Geogr. Fisico Storico della Toscana, V. II, pag. 657.