Pagina:Satire di Tito Petronio Arbitro.djvu/163

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CAPITOLO VENTESIMO

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qualche scappata sulle belle arti.



Confortato da tai discorsi io cominciai a consultare costui più di me sagace sull’antichità di que’ quadri, e sopra alcuni soggetti che io non intendeva, e al tempo stesso sulla causa della presente incuria, e perchè le bellissime arti decadessero, e la pittura fra queste orma di sè non lasciasse. Allora ei mi rispose: l’avidità del guadagno di questo rovescio è cagione. Ma ai tempi antichi, quando ancor piacea la nuda virtù, le liberali arti erano in vigore, ed eravi la più gran gara tra gli uomini, acciò nulla che giovar potesse alla immortalità rimanesse lungo tempo nascosto. A questo fine Democrito92 spremette in vasi di creta i sughi di tutte le erbe, e consumò il tempo suo negli esperimenti onde scoprire la virtù delle pietre, e dell’erbe. Così pure Eudosso invecchiò sulla cima di un altissimo monte per inten-