Pagina:Satire di Tito Petronio Arbitro.djvu/164

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108 capitolo ventesimo

dere il moto degli astri e del cielo, e Crisippo tre volte coll’elleboro si purgò onde riuscire nelle scoperte.

Ma per parlar di scultori Lisippo93 morì di miseria per avere studiato indefessamente ai contorni di una sola statua, e Mirone94 che col bronzo dava quasi la vita agli uomini ed ai bruti, non ebbe chi si presentasse per suo erede. Noi però immersi tra i bagordi e le bagascie non osiamo nemmanco di conoscere le arti già inventate, ma, biasimando gli antichi, di vizj soltanto siamo e maestri ed esecutori.

Dove è la Dialettica, dove l’Astronomia? dove la rettissima via della sapienza? Chi è colui che più venga nel tempio, e faccia voti per conseguir l’Eloquenza? o per iscoprir la sorgente della Filosofia? anzi non cercan pure costoro mente sana e buona salute, ma tosto pria che tocchin l’orlo del Campidoglio95 qual promette dono se il ricco parente torrà di vita, quale se gli scaverà il tesoro, quale se giunga senza fastidj fino al milione. Il Senato medesimo, di giustizia e di bontà precettore, suole offrir mille libbre d’oro nel Campidoglio, e perchè nessuno si faccia scrupolo di appetir le ricchezze usa di implorar Giove col mezzo del danaro.96 Non maravigliarti adunque se la pittura è venuta meno, dacchè a tutti gli Iddii ed uomini più caro riesce un mucchio d’oro di quanto abbian fatto giammai quei poveri grechetti di Fidia e d’Apelle.97 Ma io veggo che tu sei tutto intento su quel quadro, che rappresenta Troia distrutta: perciò io tenterò di dartene la spiegazione in versi.


Il decim’anno già volgea, che intorno
    Eran stretti d’assedio i Troian mesti
    Fra il sospetto, e il timor. Non men tra i Greci
    Si paventava, per la incerta fede
    5Che si ponea nell’indovin Calcante.
    Apollo alfin parlò: per suo comando