Pagina:Satire di Tito Petronio Arbitro.djvu/233

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divertimenti, e amori poco platonici, ecc. 177

fino ad oggi sì criminalmente mancai. Eccomiti reo confesso. Qualunque sia la tua volontà, io l’ho meritata. Son traditore, omicida, violatore del tempio: trova tu una pena a tante scelleraggini. Se vuoi che io muoia io ti offrirò il mio pugnale; se ti piace di flagellarmi, nudo mi presenterò alla signora mia. Sovvengati solamente, che non mia, ma dei miei organi fu la colpa. Disposto alla guerra mi mancarono l’armi; chi le disordinasse non so: forse la mente pervenne la pigrizia del corpo, forse nella foga de’ miei desideri, perdetti, trattenendomi in essi, il maggior diletto. Non so nemmen io cosa mi abbia fatto. Tu però mi avvisi di guardarmi da una paralisi, come se potesse accaderne una maggiore di quella che mi impedì, che io ti possedessi interamente. Ma la conclusione delle mie scuse è questa: io ti piacerò, se tu mi accorderai di emendare il mio fallo. Addio.

Licenziata Criside con queste promesse, presi con ogni diligenza cura del mio corpo maliato, e dopo il bagno fregatomi con leggiera pomata, poi alimentatomi di cibi riforzanti, come a dir cipolline,145 e capi di lumache non cotte, mi bevetti un tantin di vino: dipoi pria di dormire feci una brevissima passeggiata, e me ne venni a letto senza Gitone. Tanto mi premea di placar Circe, ch’io ebbi timore che quel fanciullo non mi obbligasse a fiaccarmi.