Pagina:Satire di Tito Petronio Arbitro.djvu/312

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256 note

vasi in tutti i luoghi. Una cappella le era dedicata in quasi tutti i giardini, la quale chiamavasi Sacellum Veneris Hortensis. Aggiungi che Priapo era Dio degli orti: E in que’ tempietti qual miglior culto esercitare, che sagrificare a Venere, e a Priapo? Essi erano adunque religiosamente lascivi come alcuni de’ nostri furono religiosamente barbari. Ma si è men lascivi o men barbari, malgrado il pretesto della religione?


Pag. 175, lin. 28.

Pretendesi che Socrate giacesse con Alcibiade senza violar le leggi della castità, come disse Plutarco. Alcuni credono che il facesse per raffinare la sua virtù, come negli ultimi tempi alcuni buoni religiosi solevano e fare e dire. Veggasi la Therèse Philosophe che non è altrimenti un romanzo come pare. Tuttavia questa rara virtù non cominciò a praticarsi solamente nel secolo ora scorso. Il signor Nodot cita in proposito una lettera di certo Gotofredo di Vandomo, il quale scrivendo a san Bernardo di questo mirabile esercizio, il qualificava Novum martyrii genus.


Pag. 176, lin. 14.

Costoro servivan di musica ai funerali.


Pag. 177, lin. 21.

Questo cibo non è troppo usitato dai galanti moderni; ma qualche medico avverte che se si inghiottano, come si ingoian le pillole, cioè senza masticare, fanno l’effetto desiderato, e non lasciano quel puzzor di fiato, di cui tanto si spaventano i nostri zerbini.


Pag. 179, lin. 24.

Il mirto era sacro a Venere.


Pag. 181, lin. 17.

Apodixis defunctoria era precisamente ciò che noi diciamo Estratto mortuario. Vedi Svetonio nella vita di Nerone.


Pag. 184, lin. 19.

Doveva essere considerato quasi uno stregamento il