spartane[1]. Nè diversamente un’altra mano di Calcidesi in quel torno di tempo avea fondato Nasso nella Sicilia, una delle più antiche colonie elleniche di quell’isola[2]. Apertasi così la via in queste regioni occidentali alla fortuna degli audaci, seguitarono l’un dopo l’altro i condottieri ad invogliarsi di luoghi nominati e fecondi. Sì che i valorosi Partenj usciti di Sparta col buon volere della Pizia sotto la scorta di Falanto, furono tanto avventurati di ridur Taranto in colonia, usurpando agl’Iapigi una regione insigne per fertilità[3]. Nell’altro lato occidentale della penisola, terra degli Ausoni[4], si posero i fuggitivi usciti della Locride orientale, dove alle falde del monte Esope edificarono Locri epizefiria, aiutati, come dicesi, dai coloni siracusani[5]: città fattasi di poi sì potente e copiosa d’uomini, che potette dar l’essere a due nuove colonie, Ipponio e Medma presso lo stretto siciliano[6]. Ma d’assai più fortunate si furono le colonie, che circa l’istessa epoca, e in quel gran movimento di
↑Ἱππώνιον και Μὲδμαν ᾤκισαν Λόκροι, Scymn. 306-307.; Strab. vi. p. 177. I fiumicelli ancora detti Medama e Mesima presso Nicotera e Miloto, nella Calabria meridionale, additano non dubbiamente il sito della città.