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Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. I.djvu/383

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CAPO XVII. 323

spartane[1]. Nè diversamente un’altra mano di Calcidesi in quel torno di tempo avea fondato Nasso nella Sicilia, una delle più antiche colonie elleniche di quell’isola[2]. Apertasi così la via in queste regioni occidentali alla fortuna degli audaci, seguitarono l’un dopo l’altro i condottieri ad invogliarsi di luoghi nominati e fecondi. Sì che i valorosi Partenj usciti di Sparta col buon volere della Pizia sotto la scorta di Falanto, furono tanto avventurati di ridur Taranto in colonia, usurpando agl’Iapigi una regione insigne per fertilità[3]. Nell’altro lato occidentale della penisola, terra degli Ausoni[4], si posero i fuggitivi usciti della Locride orientale, dove alle falde del monte Esope edificarono Locri epizefiria, aiutati, come dicesi, dai coloni siracusani[5]: città fattasi di poi sì potente e copiosa d’uomini, che potette dar l’essere a due nuove colonie, Ipponio e Medma presso lo stretto siciliano[6]. Ma d’assai più fortunate si furono le colonie, che circa l’istessa epoca, e in quel gran movimento di

  1. ↑ Antioch. ap. Strab. vi. pag. 177.; Heracl. Pont. pag. 215.; Pausan. iv. 4.; Scymn. Chius 308-311. — Ol. xix. a. c. 704.
  2. ↑ Ephor. ap. Strabo. vi. p. 184.; Heraclid. l. c.
  3. ↑ Vedi p. 308.
  4. ↑ Vedi p. 164.
  5. ↑ Aristot. ap. Polyb. xii. 5.; Pausan. iii. 3.; Dionys. Perieg. 365-366.; Eusthat. ad h. l. cf. Strabo v. p. 179.
  6. ↑ Ἱππώνιον και Μὲδμαν ᾤκισαν Λόκροι, Scymn. 306-307.; Strab. vi. p. 177. I fiumicelli ancora detti Medama e Mesima presso Nicotera e Miloto, nella Calabria meridionale, additano non dubbiamente il sito della città.