volte i loro cantici[1]. Le cerimonie funerali, e le feste medesime di purificazione e d’espiazione delle anime[2], s’accompagnavano pure con meste armonie di flauti[3]: il che appare anche per monumenti[4]: di più il mese più breve detto Februum, e quindi il rito di purgazione consacrato agli iddii infernali, s’appellavano entrambi con voce sabina[5]; altri dicono etrusca[6]. Ogni città, ogni terra aveva in oltre feste proprie dedicate a’ suoi numi protettori, od a’ suoi Lari e Penati, cui davano ugualmente omaggio e pubblici onori: tali erano i quinquatri de’ Tuscolani, i decimatri de’ Falisci[7], e moltissime altre ferie provinciali d’ogni dove: poichè l’Italia divisa in tanti stati non osservò mai in genere di fasti sacri un rito comune: ogni popolo celebrava il suo. E come si vede pe’ frammenti di parecchi calendari latini[8], e sì ancora dai Fasti d’Ovidio, le feste religiose soleano regolarsi, secondo il costume antico, sopra un anno di dieci mesi. Ad accrescere bensì la magnificenza di cotali feste o nazionali, o provinciali,
- ↑ Marini, Fratelli Arvali. p. 28.
- ↑ Feralia; Parentalia.
- ↑ Cantabat moestis tibia funeribus. Ovid. Fast. vi. 660.
- ↑ Vedi tav. lvi. 1., lvii. 2., xcvi. 1.
- ↑ Varro l. l. v. 3.; Censorin. 2.; Ovid. Fast. ii. 19 sqq.; Lyd. de Mens. p. 172.
- ↑ Anysius de Mens. ap. Lyd. p. 170., idem p. 134.
- ↑ Varro l. l. v. 3.; Festus v. Quinquatrus.
- ↑ Ap. Graev. Thes. ant. rom. T. viii.; Fasti Praenestini cum comm. Foggini.