Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. II.djvu/215

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CAPO XXIV. 209


Vivevano i nostri antichi, come replicalamente facemmo conoscere nell’altro volume, per casali, borghi, villaggi e terre grosse: costume affatto confacente alla vita rustica e campestre. Quei che abitavano in terre murate, e vere città munite, o sia il popolo dei primitivi cittadini, vi menavano vita d’uomini nobili e d’agiati. Le città non erano grandi: per parlare di quelle dell’Etruria soltanto, Fiesole, Roselle, Populonia e Cossa, di cui sussistono in buona parte le antiche mura, hanno alquanto meno di due miglia in circuito: Volterra quattro miglia, o circa1. Vejo, maggiore di tutte, avrebbe avuto intorno a sei miglia di giro, se crediamo a Dionisio2. Situate in luoghi montuosi e forti erano le città di natura loro irregolari e scoscese nell’interno: le strade strette, tortuose e disagevoli, come apparisce ancora in Cortona posta entro il suo primo cerchio: e salvo i tempj, all’uso toscanico non molto grandi, il Foro, la Curia, le terme ed altri pubblici edifizj, non dobbiamo figurarci ch’elle avessero, quanto è al materiale, un aspetto bello, né ornamenti molti. Le case tuttavia dovevano esservi comode e bene distribuite: poiché in oltre agli appartamenti degli uomini e delle donne, i giovani ed anche i servi, occupavano quartieri separati

  1. Vedi la pianta di Volterra antica e moderna tav. i.
  2. Dionys. ii. 54. Vedi Tom. i. p. 142. n. 133. E per maggiore illustrazione la pianta topografica di Veij misurata e descritta dal sig. W. Gell. Mem. dell’Inst. di archeolog. tav. i. p. 3 sqq.