Pagina:Storia della geografia (Luigi Hugues) - 2.djvu/254

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 248 —

stiani che erano giunti colà al seguito di alcuni monaci francescani1 . Ricordiamo eziandio che la grande strada al Catay, della quale ci informa Balducci Pegolotti, passava per Armalecco (Kulgia sull’lli), distante appena 350 chilometri dall’Issikul, e che pertanto il nome di questo lago doveva essere ben conosciuto dai mercatanti italiani e catalani del sec. XIV2.

Nessuna traccia vi ha, nella carta, dell’India posteriore: la parte sud-est, i cui contorni esterni ricordano assai bene quelli della Cina propria, è tutta occupata dal Chataio. Una catena di montagne forma il limite settentrionale di questo paese, e dai suoi fianchi meridionali sorge un poderoso fiume che si divide poi in parecchi rami, diretti gli uni verso sud-est, gli altri a mezzogiorno, e nei quali sono malamente rappresentati il Pei-ho, il Fiume Giallo e lo Jang tze-kiang. Delle città del Chataio sono indicate Chanbalech (Pe-king), Zaiton e Cansay: queste due ultime si trovano sulla costa meridionale, cioè sull’Oceano Indiano.

Ad oriente della penisola del Dekhan, e nella direzione generale da settentrione a mezzodì, si estende una grande isola, detta illa Iana, la quale, per la sua posizione, pare corrispondere a Ceylon.

Ad oriente dell’isola Iana, e sul limite del Mare delle Indie e del Mare Orientale, una grande isola designata col nome di Trapobana corrisponde, per la sua posizione, a Sumatra: la sua direzione generale è da occidente ad oriente.

In fine nell’angolo nord-est della carta, a settentrione delle montagne che formano il limite nord del Chataio, è accennato, come in molte altre carte medioevali, il paese di Gog e Magog.

Agli ultimi anni del secolo XIV appartengono ancora la Carta Nautica dei fratelli Zeno, della quale abbiamo già avuto occasione di trattare brevemente3; la Carta Nautica del maiorchino Guglielmo Solerio (anno 1385), la quale si estende

  1. Humboldt, Op. cit., pag. 485.
  2. V., più sopra, [[pag. 138.
  3. V. pag. 165 e seg.