Pagina:Storia della letteratura italiana - Tomo I.djvu/229

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
190 Storia della Letteratura Italiana.


[XXII. Edizioni, Comenti ec.] XXII. Infinite sono le edizioni, le dichiarazioni, i comenti, le traduzioni in ogni lingua, che delle opere di Virgilio abbiamo alle stampe. Il diligente Fabricio più pagine ha impiegato a noverarne le principali1, e molte nondimeno ne ha tralasciate, parte perché a lui non note, parte perché pubblicate dopo l’edizione della sua Biblioteca. E per parlare solo delle Egloghe, quattro o cinque nuove traduzioni Italiane ne abbiamo avuto in questi ultimi anni. Ma, come già ho detto, non è qui mia intenzione di favellarne. Al fine di questo volume accennerò alcune delle migliori. Si può vedere ancora ciò, che intorno a Virgilio ha scritto l’Ab. Goujet2, il quale annovera eruditamente e discorre di tutti i libri, che in Francia sulle Poesie di Virgilio, o contro di esse, o a lor difesa, e su varj passi del Poema si son pubblicati. Io non ho fatta menzione degli osceni Epigrammi, che sotto il nome di Priapeja sono stati in alcune edizioni aggiunti alle Poesie di Virgilio. Ma intorno al vero autore di essi vi ha quasi tanti pareri, quanti Scrittori. A me certo non pare, che il carattere comunemente modesto di Virgilio ci permetta il crederlo autore di tante laidezze; e più probabil fra tutte mi sembra l’opinion di coloro, che pensano, ch’ella sia una raccolta di Poesie di diversi Poeti, tra’ quali possa avervi avuta parte Virgilio ancora, e Catullo, e Ovidio, ed altri3.

[XXIII. Notizie, e carattere di Properzio.]

XXIII. Sesto Aurelio Properzio richiede a ragione di non andare disgiunto da’ tre Poeti, di cui abbiam finora parlato. Assai scarse son le notizie, che ne abbiamo. Poco di sé stesso, e quasi solo de’ suoi amori egli parla nelle sue Elegie. Caro ad Augusto e a Mecenate canta spesso le loro lodi; e quindi è certo, che a’ loro tempi egli visse; anzi è evidente, che egli scriveva fino da’ primi tempi d’Augusto, perciocché un’Elegia abbiamo da lui composta per la battaglia di Azzio4. Certo è ancora, ch’egli fiorì di mezzo a Tibullo e ad Ovidio; perciocché questi parlando di Tibullo dice5:


Suc-

  1. Bibl. lat. lib. I. e. XII.
  2. Bibl. Frane, t. V. p. 217. &c.
  3. V. Fabr. Bibl. lat. lib. L e XII.
  4. L. IV. EI. VI.
  5. Lib. IV. Trist. Eleg. IX.