Pagina:Storia della letteratura italiana - Tomo I.djvu/68

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Parte I. 29

lui certo gran lode, che è stato il primo a trattare ampiamente una tal materia, e a raccogliere su di essa quanto trovar poteva negli antichi Scrittori. E forse hanno a vergognarsi gl’Italiani, che uno straniero abbia dovuto il primo sboscare sì incolto terreno, e che uno straniero parimenti, cioè Tommaso Coke, abbia dovuto essere di quest’opera il primo editore. Meglio nondimeno alla gloria degli Etruschi provveduto avrebbe il Dempstero, se a più piccola mole ristringendo il suo libro moltissime cose inutili ne avesse tolte, e valendosi solo degli antichi accreditati Scrittori, non avesse molte cose asserite appoggiato solo all’autorità de’ moderni, e se le cose dagli Etruschi soltanto usate distinto avesse da quelle, di cui essi furono i primi ritrovatori. Nulla io dirò parimenti di più altre cose, la cui invenzione dagli antichi si attribuisce agli Etruschi, ma che non appartengono a scienza. Tali sono i riti de’ Sacrificj, le solennità de’ Trionfi, le insegne de’ Generali e de’ Magistrati, l’ordine delle battaglie, ed altre somiglianti cose, di cui puossi vedere il citato Dempstero, e gli altri trattatori delle Etrusche antichità. Io scrivo la Storia della letteratura Italiana, e quindi ciò solo, che alla Etrusca letteratura appartiene, debbe in questa mia opera aver luogo1.

XXVIII.

Senza bastevole fondamento Pittagora si dice da alcuni Etrusco.

Un altro pregio attribuirei io volentieri all’Etruria, come altri han fatto, se l’amore di verità mel permettesse. Vogliono essi, che vi nascesse Pittagora. E negar non si può, che da alcuni ei fosse creduto Toscano: ma la cosa è così incerta, che non si può nemmeno con probabile fondamento asserire. Su questo punto alcuni Italiani, e singolarmente il Ch. M. Maffei, dall’amor della patria si son lasciati trasportare più oltre, che a sincero e critico Storico non si conviene. Che Pittagora fosse Tosco, dice il mentovato autore2, ne abbiam testimonj... Eusebio, e Clemente Alessandrino, e Porfirio, e Laerzio, e Suida. Io mi sono presa la nojosa briga di esaminare i passi di tutti questi autori, ove della patria di Pittagora essi favellano, e confesso, che sono stato sorpreso al vedere, che non ve ne ha un so-

  1. Nel terzo Tomo della sua Opera Mons. Guarnacci si occupa molto in ragionar delle Leggi e della Giurisprudenza delle antiche nazioni Italiche. Ognuno potrà in esso vedere quanto a questo argomento appartiene, e forse ne troverà ancora oltra il bisogno.
  2. Osserv. Lett. t. IV p. 72.