Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/273

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224 parte terza

si è di sopra veduto. Questa lode medesima da Lucrezio gli vien confermata:

 Qui primus amaeno
Detulit ex Helicone perenni fronde coronam,
Per gentes Italas hominum quae clara clueret

L. 1, v. 117, ec.

Virgilio ancora faceane grande stima, benchè usasse di dire che dalle lordure di Ennio ei raccoglieva delle gemme. Di fatto molti versi di Ennio, che o interamente o in parte sono stati da Virgilio inseriti ne’ suoi poemi, ha raccolto Macrobio (Saturn.l. 6, c. 1, 2 e 3). Molto nondimeno risentono le poesie di Ennio dell’antica rozzezza, come da’ frammenti rimastici si raccoglie. Quindi da niuno per avventura è stato meglio descritto il carattere di Ennio, che da Ovidio con quel celebre verso:

Ennius ingenia maximus. arte rudis.

L. 2 Trist. El. 1.

E saggiamente ancor Quintiliano (l. 10, c. 1); Noi dobbiamo venerare Ennio, come appunto que’ boschi per antichità venerandi, ne quali le alte annose querce più per un cotal sacro rispetto che per bellezza sono ammirate. Piacemi per ultimo riferir l’elogio che di Ennio abbiamo presso Vitruvio (l. 9, c. 3): Chiunque ha l’animo alla dolcezza degli ameni studi inclinato, non può a meno che, come appunto si fa degl’iddii, non porti seco l’immagine del poeta Ennio scolpita profondamente nel cuore.