Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/305

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256 parte terza

lettere appartiene, troppo fastidiosi a’ Romani. Questo medesimo più apertamente ancor si raccoglie da’ discorsi che Plutarco racconta ch’egli era solito a tenere su tale argomento; perciocchè diceva egli che Socrate era stato un uom loquace e violento, il quale con novità perniciose sconvolta avea la patria; che Isocrate, facendo invecchiare i discepoli nella sua scuola, rendevali solo opportuni a trattare le cause ne’ campi Elisij; e innoltre veggendo suo figlio agli studi greci inclinato assai, soleva con grave e severa voce, quasi profetando, ripetere che i Romani allora perduto avrebbon l’impero, quando alle lettere greche si fosser rivolti. I medici greci ancora, che cominciavano, come poscia vedremo, a venirsene a Roma, aveva egli in orrore; poichè diceva aver essi conceputo il perverso disegno di toglier dal mondo sotto pretesto di medicina i barbari tutti, col qual nome comprendevano essi anche i Romani. Onde nascesse questo implacabil odio di Catone contro de’ Greci, e singolarmente contro de’ filosofi, non è difficil cosa a vedere. Osservava egli la Grecia divisa allora in tanti partiti, quante eran le sette de’ filosofi che vi regnavano, stoici, platonici, epicurei, peripatetici, tutti di massime, di sentimenti diversi, disputar gli uni contro degli altri, e nelle loro dispute cercare di far pompa d’ingegno, non di scoprire il vero; e frattanto lo stato politico della Grecia andare in rovina, ed essere omai fatto schiavo quel popolo che prima della sorte di tante provincie era arbitro e signore. Temeva egli dunque, se queste filosofiche sette