Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/4

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AVVERTIMENTO

DEGLI EDITORI


La Storia della Letteratura Italiana del Tiraboschi, la quale ora noi prendiamo a ristampare, seguendo la veneta edizione Pepoliana che pose al lor luogo tutte le giunte fatte dall’Autore alla sua seconda di Modena, da noi tenuta a perpetuo riscontro, è un monumento di gloria nazionale. Gli stranieri o mancano interamente, o sono ben lontani dalla perfezione di un’opera di questo genere, nella quale si veggano con bell’ordine narrate e poste in chiaro le origini, i progressi, la decadenza, il risorgimento delle Lettere presso di loro; di una storia insomma che presenti un quadro generale di ciò che lo spirito umano ha operato in quanto al diletto od all’utile appartiene, e che viene significato dal più ampio senso del vocabolo Letteratura. Il Tiraboschi ha conseguito lo scopo che si era proposto con una mirabile felicità; e condusse il suo lavoro dagli antichissimi Etruschi, che sono quel popolo d’Italia presso il quale si incomincia a veder qualche lume in questa materia, fino al principio del secolo in cui egli nacque. La storia letteraria però del secolo xviii è segnata in Italia da gloriosissime epoche, e si può dire ad onore de’ nostri padri, che in esso secolo si riempirono tutti que’ vuoti che rimanevano ancora, e si ottenne la perfezione dappertutto dove non si era per anco raggiunta. La metafisica, l’etica, la legislazione, la matematica, la fisica, la medicina, la poesia, l’eloquenza, l’erudizione, la storia, le arti liberali, tutto fu coltivato con ardore, e fece progressi grandissimi. Di che è bella prova la Collezione di tante insigni opere che noi andiamo pubblicando. E i nomi di Metastasio, di Goldoni, di Alfieri, di Parini brillano siccome stelle di prima grandezza fra un numero grande di astri minori, e non lasciano invidiare que’ secoli ne’ quali la nostra letteratura produsse gli emuli di Omero, di Virgilio, di Pindaro ec., poichè questi