Pagina:Tommaso da Kempis - Della imitazione di Cristo, Verona, 1815.djvu/162

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150 libro iii.

vanti a te. Se tu trovasti fallo negli Angeli, e loro non perdonasti; or che sarà di me? Caddero dunque le stelle di cielo; ed io polvere, io che presumo? Quelli, le cui operazioni parevano da commendare, son traboccati al profondo; e que’ che ’l pane mangiavan degli Angeli, io gli ho veduti a modo di porci, dilettarsi delle brutture.

2. Adunque non c’e santità, se tu, o Signore, ne ritragga la mano. niente fa la sapienza, se tu resti di governare. nessuna fortezza giova, se tu lasci di conservare. non è sicura la castità, se tu non la guardi. il custodire se stesso è niente, se la sacra tua guardia non istia alla difesa. Imperciocchè abbandonati da te, noi affondiamo, e siamo perduti: visitati poscia da te, ci leviam su e viviamo. essendo che noi siamo instabili, ma per te siamo rassodati; noi tiepidi, ma da te siamo accesi.

3. Oh quanto vile ed abbietta opinione mi conviene aver di me stesso! quanto niente apprezzarmi per bontà che mi sembri d’avere! Oh quanto profondamente debbo io abbassarmi sotto gl’imperscrutabili tuoi giudizi,