Pagina:Tommaso da Kempis - Della imitazione di Cristo, Verona, 1815.djvu/196

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184 libro iii.

che più danno ti fa l’amor di te stesso, che nessun’altra cosa del mondo. Quanto è l’amore e l’affetto, che tu ci hai, tanto più, o meno ciascuna cosa ti si appicca. Se il tuo amore fia semplice e puro, e ben ordinato, e tu non sarai schiavo di cosa che sia. Non istendere l’appetito a quello a che non puoi arrivare; nè quello voler ritenere, che ti può dare impaccio, e rubarti l’interior libertà. Ben è maraviglia, che tu con tutto l’affetto del cuore non ti commetti a me con tutte le cose che tu puoi desiderare, od avere.

2. Or che ti struggi tu di vana tristezza? perchè ti stanchi in cure soperchie? T’acqueta del mio beneplacito, e niente ti farà danno. Se questa, o quella cosa tu cerchi, e vuoi essere qua o là, per istare a tuo maggior agio, e far tuo piacere, non sarai queto mai, nè libero da sollecitudine; poichè in ogni cosa ti verrà trovato qualche difetto, e ci sarà in ogni luogo chi ti contrasti.

3. Questo dunque ti sarà utile; non l’aver tutte le cose esteriori acquistate, o raddoppiate; ma disprezzatele anzi, e fin dalle radici strappate