Pagina:Trattati del Cinquecento sulla donna, 1913 – BEIC 1949816.djvu/276

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270 iii - il libro della bella donna


voi mi tentate con tai parole — rispose qui l’eccellente, e disse poi: — Io vi rispondo che, se l’animo nostro fie ben disposto, egli non si lascerá mai vincere da luoghi sí fatti, anzi in noi si vedranno effetti contrari alla lascivia in tutto. E di qui è che alcuni, per avere un animo che tali luoghi ha saputo usare, sono levati alla contemplazione delle cose celesti, e si sono dati alla penitenza, come al sonetto «Gloriosa colonna» e al Dialogo de’ giardini ci manifesta il Petrarca. Ma ditemi: non volete voi che alla donna, giá perfetta esteriormente, concediamo un animo, una volontá pura ed una creanza divinissima? — Sí bene — rispose il signor Pietro. — Adunque non dubitate — soggiunse l’eccellente — che le rose ed i fioretti abbiano a destare in lei men che buoni pensieri giamai. Non dubitate di veruno avenimento sconcio e strano. — Voglia Iddio che cosí sia! Ma pure non so che non mi lascia ben risoluto e sicuro ancora — disse il signor Pietro. — Io ho detto il vero e ne potete bene star sicuro — replicògli l’eccellente. In ultimo il signor Giacomo, veggendo questi da un lato garrire e dall’altro gli altri due, de’ quali uno voleva udire del belletto, e l’altro, ma troppo prestamente, del giudicio delle donne, delle quali si deveva quella giudicar piú bella, che piú s’appressasse alle bellezze sovrane, di che avevamo formata e perfetta la donna esteriore, cosí disse: — E’ mi pare, signori, che l’ora oggimai sia giunta di lasciare i litigi, le dispute ed i ragionamenti nostri. Il perché voi sarete contenti di porre fine per amor mio. Diman da sera, avendoci a formare la donna interiore, piú vi dimoreremo; e non si mancherá di parlare del belletto, e meno del giudicio, che si ha a fare delle donne nostre, in su la fine. — Qui tacque; e tutti allora, doppo l’averci gli stanchi spiriti con un poco di finissimo e dolcissimo vino (di che erano piene le vòlte del signor Giacomo) ricreati a bastanza, come la sera dianzi fatto avevamo, nelle nostre camere per dormire ci rinchiudemmo.