Pagina:Vincenzo Bellini (Calcedonio Reina).djvu/49

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BELLINI 47

Si disse, e con ragione, che i tempi suoi anelavano ad un tregua sociale; forse un non so che armonizzava tutte le arti del Bello. Il Grossi con l’Ildegonda, il Manzoni con gl’Inni Sacri e i Promessi Sposi, il Canova con le Danzatrici e l'Amore e Psiche, il Leopardi con i canti malinconici del Consalvo e della Nerina, il Pellico con la Francesca e l’Ester d'Engaddi formavano quasi tanti lati di un prisma riflettente i colori più seducenti e soavi. Codesta forma ideale, che ebbe la sua più fortunata rivelazione, apparisce ancora casta e luminosa d'ingenue bellezze, malgrado i progressi odierni smaglianti di colorito e di artificio, spesso audace e falso; malgrado d'una parola, Romanticismo, che suona quasi ingiuria per tutto ciò che i nostri padri vestirono di luce spirituale nella eletta sembianza del Vero; credendo noi che i modi e le contingenze artistiche, che omai ci preoccupano, siano le vere esse sole, e le perenni. Forse i novissimi accordi musicali odierni, che, in verità, nella loro grandiosa confusione accusano molto strepito, troveranno altre ben costrutte orecchie; ma non pos-