Pagina:Volpini - 516 proverbi sul cavallo.djvu/71

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Cavallo e cavaliere 45


62. Guardati dal restìo ronzino, e dal villan che parla latino.

Dal ronzino restìo nulla si può ottenere, epperò, come da quello che nessun servizio rende è bene starne lontani; come è bene guardarsi dal villano che sa il latino, cioè che vuol fare il saccente ed è perciò presuntuoso e testardo.

63. Il buon cavallo fa le leghe corte.

Perchè non stanca il cavaliere e corre spedito.

64. Il cavalcatore intemperante, rovina il cavallo.

Ai giovani in particolar modo, è da ricordare l'ammonimento contenuto in questo proverbio. Il cavalcatore che s’impazienta per un nonnulla, che per ogni più piccolo fallo che commette la sua cavalcatura, se ne adira, la sprona, la castiga a frustate, oppure la spinge a celeri andature e per lungo tempo, otterrà di averla ben presto sciupata. Non diversamente avverrà a quel cavaliere che avendo un buon cavallo ne usa ed abusa in tutti i modi senza un riguardo al mondo. L’intemperanza è a condannarsi in ogni cosa, in questo caso lo è poi doppiamente, perchè è cagione di perdita di danari, e si sfoga contro il più nobile animale che natura ha creato a servizio dell’uomo.

65. Il caval che di bocca è troppo duro, in precipizio rape il suo signore, che gli schiumosi freni invan ritenta.

Ovidio scrisse:

Ut rapit in præceps dominum spumentia frustra
Frena retentantem durior oris equus.