Pagina:Zibaldone di pensieri I.djvu/196

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170 pensieri (59-60)

in Dante e nel Petrarca, dove anzi trovi una misuratezza infinita di parole e castigatezza di ornati e significazione conveniente e opportunità di tutte le voci ec., come  (60) in quello del Petrarca messo dall’Alfieri avanti alla sua Virginia, Virginia appresso al fero padre armato Di disdegno di ferro e di pietate (Trionfo Castità). Cosí anche le rime del Petrarca sono molto piú spontanee, e con ciò tutto quello che dipende nel verso dalla necessità della rima che alle volte fa aggiungere intieri versi che si potrebbono tòrre di netto ec., come nei cinquecentisti.


*   Una bella e notabile similitudine è quella dell’Alamanni nel Girone, canto 17, di un mastino e un lupo che si scontrino a caso (cosí dice) per una selva, o ec., e la loro sorpresa scambievole e timore e rabbia subita e azzuffamento; come pur quella del Martelli (non mi ricordo quale) di una villanella, cercante funghi e corrente dove vede biancheggiare una foglia secca ec., prendendola per un fungo.


*   È pure un bella illusione quella degli anniversari, per cui, quantunque quel giorno non abbia niente piú che fare col passato che qualunque altro, noi diciamo, come oggi accadde il tal fatto, come oggi ebbi la tal contentezza, fui tanto sconsolato ec., e ci par veramente che quelle tali cose che son morte per sempre né possono piú tornare tuttavia rivivano e sieno presenti come in ombra; cosa che ci consola infinitamente, allontanandoci l’idea della distruzione e annullamento che tanto ci ripugna, e illudendoci sulla presenza di quelle cose che vorremmo presenti effettivamente, o di cui pur ci piace di ricordarci con qualche speciale circostanza; come [chi] va sul luogo ove sia accaduto qualche fatto memorabile, e dice qui è successo; gli pare in certo modo di vederne qualche cosa di piú che altrove, non ostante che il luogo sia per esempio mu-