Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/105

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92 pensieri (612-613-614)



*    Non è veramente furbo chi non teme, o presume e confida con certezza, di non poter essere ingannato, trappolato ec., perché non conosce dunque e non apprezza a dovere le forze della sua stessa furberia.

E per la stessa ragione non è sommo in veruna professione chi non è modesto; e la modestia, e lo stimarsi da non molto, e il credere intimamente e sinceramente di non aver conseguito tutto quel merito che si potrebbe e dovrebbe conseguire, questi, dico, sono segni e  (613) distintivi dell’uomo grande, o certo sono qualità inseparabili da lui. Perché, quanto piú si possiede e si conosce a fondo una qualunque, ancorché piccola, professione, tanto piú se ne sentono e valutano le difficoltà; si conosce quanto la perfezione e la sommità sia difficile in essa: perché le difficoltà della perfezione si sanno e si conoscono generalmente in ogni cosa, ma non si sentono cosí vivamente e precisamente, come in una professione intimamente posseduta: tanto piú si comprende e vede e tocca con mano, quanto sia facile l’andar sempre piú oltre e il perfezionare anche ciò che si crede perfetto. Insomma, quanto piú l’uomo apprezza e stima una buona professione: e l’apprezza e stima quanto meglio la conosce, tanto meno apprezza se stesso. Perché, mettendosi in confronto non già cogli altri cultori di quella professione (i quali forse gli cederanno), ma colla professione stessa, resta sempre malcontento del paragone, si trova lontano dall’uguaglianza, e riabbassa sempre piú l’idea di se stesso (5 feb. 1821).  (614)


*    Ἃ τοῖς παισὶ τοῖς ἑαυτοῦ ἂν συμβουλεύσιεας, τούτοις αὐτὸς ἐμμένειν ἀξίου. Isocrate, πρὸς Νικόκλεα περὶ Bασιλείας λόγος. Detto convenientissimo a quasi tutti i padri, le madri e gli educatori de’ nostri tempi (5 febbraio 1821).


*    È cosa notabile come l’uomo sommamente sventurato o scoraggito della vita, e deposta già e com-