Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/454

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(1147-1148) pensieri 441

mente hacer fuerza, ossia sforzare; e constreñir o costreñir (da estreñir che significa stringere) non serba altro significato che di sforzare. Estrechar ha quello di stringere per significato proprio e comune e quello di costringere o sforzare per metaforico. Il legare è una maniera di stringere. Ora, lasciando le significazioni metaforiche del latino obligare, somiglianti a quelle di forzare1, in italiano, in francese,  (1148) in ispagnuolo ognuno sa che obligare, obliger, obligar si adopra continuamente nell’espresso significato di costringere. Mi par dunque ben verisimile che il verbo coarctare, continuativo di coercere, oltre il senso proprio di ristringere, avesse anche, non solo nella bassa latinità ma nell’antico volgare latino, il senso di forzare (6-8 giu. 1821). Vedi p. 1155.


*   Alla p. 1107. Quantunque il Forcellini chiama acceptare frequentativo di accipere, sed, aggiunge, eiusdem fere significationis. Ora, la differenza della significazione la può sentire ne’ detti esempi ogni buon orecchio, sostituendovi il verbo accipere. E quanto al frequentativo, osservi ciascuno che differenza passi dal ricevere annualmente una tale o tale

  1. Secondo il Forcellini il verbo obligari si trova in Ovidio nel significato espresso di cogi iuberi, come in italiano si dice essere obbligato a fare ec. Ma il Forcellini s’inganna. Ecco il passo di Ovidio col necessario accompagnamento de’ versi circostanti, laddove il Forcellini riporta un verso solo (Trist. I, el. 2, v. 81, seqq.):

    Quod faciles opto ventos, (quis credere possit?),
    Sarmatis est tellus quam mea vota petunt.
    Obligor, ut tangam laevi fera litora Ponti;
    Quodque sit a patria tam fuga tarda queror.

    Obligor qui non significa cogor, iubeor, come dice il Forcellini e, come pare, se si recita questo verso solo, conforme fa egli; ma vuol dire fo voti, mi obbligo io stesso con voti e non già sono costretto; ed è come dire obligor votis (giacché questo apparisce dal contesto e dalla parola vota del verso antecedente), locuzione dello stesso genere di quelle di Cicerone, obligare militiae sacramento, obligare sempiterna religione, obligare scelere; e di Livio obligari foedere; e di Orazio obligare caput suum votis. In Orazio però ha la significazione di devovere ec. Vedilo II, 8, v. 5. Od. Vedi p. 2246.