Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/460

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(1154-1155) pensieri 447

del participio in i per isfuggire il cattivo suono, per esempio, di mussatare o mussatitare (eccetto però datare ec.). Cosí da mutuatus di mutuare fecero mutitare, sincopato da mutuitare, se crediamo a quelli che derivano questo verbo mutitare dal precedente mutuare. Altri lo derivano da mutare, e fa parimente al caso nostro (11 giugno 1821).  (1155)


*   Alla p. 1148. Lo spagnuolo pintar, cioè dipingere, derivato certo dal participio del verbo pingere, sembra che, se non altro, dinoti un antico participio pinctus, in vece di pictus, participio regolare e proprio di pingere, come tinctus di tingere, cinctus di cingere, planctus o planctum di plangere ec. (e vedi p. 1153, capoverso ultimo, donde raccoglierai che il primo e vero participio passivo di tali verbi era pingitus, tingitus ec.), e conservatosi, a quel che pare, nel volgare latino (11 giugno 1821). Non diciamo noi pinto, dipinto ec.? Pitto solamente in poesia come il Rucellai nelle Api. I francesi peint ec.


*    Alla p. 1121. Cosí dubitare deriva da dubitus o dubitum o dubiatum (vedi p. 1154), di un antico dubiare mentovato da Festo e conservato nell’antico italiano. Questo però, terminando in itare, può anche, secondo il detto alla p. 1113, essere un verbo tra frequentativo e diminuitivo, sul gusto di haesitare da haerere, che somiglia anche nel significato. Vedi p. 1166, fine (11 giugno 1821).


*    Alla p. 1117. Nostri soli continuativi sono i verbi venire e andare uniti a’ gerundi de’ verbi denotanti l’azione che vogliamo significare, come venir facendo, andar dicendo. I quali modi però hanno meno forza e meno significazione della continuità, che non ne hanno propriamente i continuativi latini. E dimostrano una languida continuazione della cosa,