Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/141

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(1382-1383-1384) pensieri 127

desiderio della felicità ch’é impossibile, e quindi l’infelicità. Cosí accade dunque agli uomini rispetto alle bestie, cosí a queste pure gradatamente, cosí agl’individui umani ec. piú sensibili, immaginosi ec. rispetto agli altri individui della stessa specie. E l’uomo anche in natura è quindi ben conseguentemente il piú infelice degli animali, come vediamo, perciò stesso che ha piú vita, piú forza e sentimento vitale che gli altri viventi (25 luglio 1821).  (1383)


*   Malgrado quanto ho detto dell’insociabilità della odierna filosofia colla poesia, gli spiriti veramente straordinari e sommi, i quali si ridono dei precetti e delle osservazioni e quasi dell’impossibile e non consultano che loro stessi, potranno vincere qualunque ostacolo ed essere sommi filosofi moderni poetando perfettamente. Ma questa cosa, come vicina all’impossibile, non sarà che rarissima e singolare (24 luglio 1821).


*    Alla p. 1365, fine. La memoria non è quasi altro che virtú imitativa, giacché ciascuna reminiscenza è quasi un’imitazione, che la memoria cioè gli organi suoi propri fanno delle sensazioni passate; ripetendole, rifacendole e quasi contraffacendole; e acquistano l’abilità di farla, mediante un’apposita e particolare assuefazione, diversa dalla generale o esercizio della memoria, di cui vedi p. 1370 seguenti. Cosí dico delle altre imitazioni e assuefazioni, che sono quasi imitazioni ec. Tanto piú che quasi ogni assuefazione, e quindi ogni attitudine abituale acquisita della mente, dipende in gran parte dalla memoria ec. (24 luglio 1821).


*    Dal sopraddetto si vede che la proprietà della memoria non è propriamente di richiamare, il che è impossibile, trattandosi di cose poste fuori  (1384) di lei e della sua forza, ma di contrattare, rappresen-