Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/142

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128 pensieri (1384-1385)

tare, imitare, il che non dipende dalle cose, ma dall’assuefazione alle cose e impressioni loro, cioè alle sensazioni, ed è proprio anche degli altri organi nel loro genere. E le ricordanze non sono richiami, ma imitazioni o ripetizioni delle sensazioni, mediante l’assuefazione. Similmente (e notate) si può discorrere delle idee. Questa osservazione rischiara assai la natura della memoria, che molti impossibilmente hanno fatto consistere in una forza di dipingere o ricevere le impressioni stabili di ciascuna sensazione o immagine ec., laddove l’impressione non è stabile, né può. E vedi in tal proposito quello che altrove ho detto delle immagini visibili delle cose, che senza volontà né studio della memoria ci si presentano la sera, chiudendo gli occhi ec. Effetto puro dell’assuefazione degli organi a quelle sensazioni e non già di una continuazione di esse (24 luglio 1821).


*    Alla p. 1367, fine. Chi vuol vedere che la lingua italiana nel trecento non fu formata malgrado i tre sommi sopraddetti, osservi che il Boccaccio, l’ultimo de’ tre quanto al tempo, s’ingannò grossamente e fece un infelice tentativo nella  (1385) prosa italiana, togliendole il diretto e naturale andamento della sintassi e con intricate e penose trasposizioni infelicemente tentando di darle (alla detta sintassi) il processo della latina (Monti, Proposta, t. I, p. 231). Il che dimostra che dunque, se in questi tre sommi si volesse anche riporre il perfezionamento ec. della lingua italiana poetica (che è falsissimo), non si può nel trecento riporre, a cagione de’ tre sommi, quello della lingua italiana prosaica. Ora, una lingua senza prosa come può dirsi formata? La prosa è la parte piú naturale, usuale e quindi principale, di una lingua e la perfezione di una lingua consiste essenzialmente nella prosa. Ma il Boccaccio, primo ed unico che applicasse nel trecento la prosa italiana alla letteratura, senza la quale appli-