Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/17

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(1209-1210) pensieri 3

Il nostro volgo trova una certa armonia negl’inni ecclesiastici ec., e nessuna ne troverebbe in Virgilio. Perché? perché gl’inni ecclesiastici somigliano, sí per la struttura, l’andamento e il metro, sí bene spesso per la rima, ai versi italiani che il volgo pure è avvezzo a udire e cantare per le strade. E poi, perch’egli è avvezzo ad udire appunto quei tali barbari versi e metri latini.

Un italiano assai cólto, ma non avvezzo a legger poesia nostra, leggendogli una canzone del Petrarca, mi disse, quasi vergognandosi, che trovava privo d’armonia quel metro e che il suo orecchio non ne era punto dilettato: il qual metro somiglia a quello delle odi greche composte di strofe, di antistrofe e d’epodo, ed ha un’armonia cosí nobile e grave ed atto alla lirica sublime. Soggiunse ch’egli non sentiva il diletto dell’armonia fuorché nelle ottave e in qualcuno de’ nostri metri che chiamiamo anacreontici. Notate ch’egli non aveva punto  (1210) quell’orecchio che si chiama cattivo.

Domandate a un francese, ancorché bene istruito dell’italiano o dell’inglese, s’egli sente verun’armonia ne’ versi sciolti piú belli o ne’ versi bianchi degl’inglesi.

Ciascuna nazione ha avuto ed ha i suoi metri particolari, tanto per la struttura di ciascun verso, quanto per la loro combinazione, disposizione e distribuzione, ossia per le strofe ec. E questi, in proporzione della differenza maggiore o minore de’ climi, opinioni, assuefazioni, tempi (giacché le stesse nazioni altri n’avevano anticamente, altri poi, altri oggi) ec. ec., sono diversissimi e spesso affatto o inarmonici o disarmonici per gli stranieri, secondo la misura dell’essere straniero, come noi verso i francesi dall’una parte, dall’altra verso gli orientali ec. ec. È impossibile allo straniero il sentirvi armonia né diletto senza una di queste condizioni: 1°, Lungo uso di